Bioimitazione come metodo scientifico
Posted by: loretta in Editorialoni del presidente Add comments
Dibattito sull’opportunità (etica e tecnica) della bioimitazione
Presentato sabato 14 giugno 2008 ore 15:30, Villa Venier - Sommacampagna, nell’ambito di Cibo per la Mente
Premessa
Per descrivere al meglio i comportamenti che già avremmo dovuto tenere e che con buona probabilità saremmo costretti a tenere, permettete una premessa linguistica, o meglio semantica, attraverso le parole di un poeta, ”il poeta della negritudine” Aime Cesaire:
“…diciamo che se io chiamo con precisione (ciò che fa parlare del mio esotismo) è che chiamando con precisione credo che si restituisca all’oggetto il suo valore personale (come quando si chiama qualcuno col suo nome); lo si suscita nel suo valore unico e singolare; si saluta il suo valore di forza,il suo valore-forza. Qui è il vago che dissolve, che annichilisce, è la precisione che individualizza. Nel Mestiere di vivere di Pavese (un gran libro) trovo questa notazione: il verde dell’albero è la sua forza (in latino viridis; vis, la forza). Accostamento suggestivo. Quando li chiamo, flora, fauna, nella loro particolarità io partecipo alla loro forza”.
Applichiamo questo concetto alle parole decrescita e decremento. Molto simili in apparenza; molto meno se utilizzate in senso dinamico. La prima porta con sé un carattere di rinuncia, d’abbandono di propositi, non adatta a un fenomeno che abbia la pretesa di essere descritto scientificamente.
La seconda richiama un carattere analitico, misurabile e si adatta quindi a un uso ponderato e stretto tra natura e scienza, politicamente valutabile. Un carattere meno rinunciatario.
Inoltre nel caso di una “non azione” (per esempio l’abbandono dei metodi di spoliazione intensiva dei suoli ) il decremento si traduce in una crescita, se non altro di biodiversità.
1. Applicare il metodo scientifico
Ecco la parola chiave “biodiversità”, e il concetto che essa sottende è quello attraverso cui la natura trama in maniera pazientemente scientifica.
Per merito di Darwin si è compreso che sulla terra si sono nel tempo formate delle nicchie ecologiche, vi sono esseri viventi, cioè, che in continenti diversi occupano la stessa posizione gerarchica. Per esempio, dei mammiferi europei svolgono la stessa funzione che in Australia è svolta da uccelli. Non è meraviglioso? La natura imita sé stessa!
Possiamo a questo punto, date le premesse, chiederci se sia possibile imitare la natura e nel contempo usare il metodo scientifico. La natura ha avuto a disposizione milioni di anni e, attraverso la selezione, ha impiantato quei processi che si sono rivelati più adatti, ovvero i migliori. Questo è metodo scientifico.
Noi, imitando la natura entriamo automaticamente in un processo virtuoso e vincente, quindi scientifico. Il metodo scientifico si fonda sull’osservazione, la descrizione, la ripetibilità, e la misurazione. Forzando questi assunti galileiani (visto che stiamo parlando di fenomeni con grandi effetti sulla nostra vita), aggiungiamo a questi capisaldi quello della reversibilità, ovvero la possibilità di tornare sui nostri passi una volta verificatosi un errore.
Facciamo un esempio: prendiamo una bilancia a due piatti. Su uno collochiamo i granelli di una sostanza. Passiamo i granelli a uno a uno (e non a palettate) da questo piatto all’altro, controllando ogni volta lo spostamento dell’ago della bilancia.
Tale metodo ci permette di sapere in ogni momento dove siamo (cioè quanti granelli abbiamo trasferito), di monitorare il processo (ago della bilancia) ed eventualmente di tornare indietro spostando un solo granello, nel caso in cui questo sia molto più grande o più piccolo della media.
Conoscere a che punto si è, in un dato istante del processo, è esattamente uno dei compiti del metodo scientifico. La natura avanza per tentativi e tra questi quello che produce un effetto duraturo “vincente”è il più adatto. Riconoscendo alla natura la sua scientificità, e forti dell’esperienza, ci sentiamo di affermare che imitare la natura ha una forte valenza scientifica.