Chavez e il petrolio a buon mercato
Posted by: Michele Bottari in Decrescita, Attualità Add comments
Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha chesto ai paesi produttori di petrolio di ridurre drasticamente il prezzo del petrolio per i paesi poveri.
Secondo Chavez, i paesi i più poveri dovrebbero pagare soltanto 20 dollari al barile contro gli attuali 90 e fischia. Per questo, i membri dell’OPEC dovrebbero stanziare 100 milardi di dollari a favore dell’istruzione e contro la povertà del sud del mondo.
Quello di Chavez è un tentativo di esportare ai paesi OPEC uno stile di intervento politico tipicamente venezuelano, su una questione che lui considera “esplosiva“.
È prassi comune, per il gabinetto di Caracas, usare a fini benefici (e politici) una parte considerevole degli enormi introiti che procura il petrolio per sovvenzionare programmi sociali.
“È possibile vendere petrolio ad Haiti, uno dei paesi i più poveri nel mondo, a 100 dollari, cioè lo stesso prezzo a cui si vende negli Stati Uniti? Non mi sembra giusto,” sostiene Hugo Chavez.
“Mi piacerebbe vendere petrolio a un paese ricco a 100 e a un paese povero, magari, a 20,” aggiunge. L’OPEC dovrebbe alzare il livello della propria azione politica.
Valanga di critiche a questa dichiarazione, da ambenti neo-liberisti, soprattutto statunitensi. Secondo alcuni, il Venezuela userebbe la sua ricchezza (il petrolio) per comprare influenza politica nel mondo, e danneggerebbe la propria industria nazionalizzando la propria infrastruttura.
Cosa ne pensa il mondo dell’economia solidale, così incentrato sulla decrescita e così ostile al petrolio a buon mercato, di una proposta del genere?
Meglio foraggiare con oro nero le nazioni povere, sostenendone l’industria, oppure cercare di riorganizzarne l’economia indipendentemente dal petrolio, a prezzo però di tanta fame e povertà?
Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
Novembre 19th, 2007 at 00:33
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Novembre 22nd, 2007 at 00:41
Meglio foraggiare….
La Cina, considerata potenzialmente il maggior inquinatore mondiale, ha obiettivi di arrivare entro 10 15 anni al 20% di energia prodotte da fonti rinnovabili e entro il 2050 a livelli ancora più alti.
Un medio piccolo paese che ha persone con redditi medi annuali da 500-1000 euro può permettersi da subito decrescita? Credo di no. Può permettersi una crescita fatta con più saggezza e che abbia uo sviluppo non a catena aperta ma con obiettivi di quantità e qualità. Senza ripetere tutti i nostri errori.
Novembre 22nd, 2007 at 10:43
“UNA GOCCIA DI PETROLIO VALE UNA GOCCIA DI SANGUE ”
Frase che fa rabbrividire, la disse un primo ministro francese durante la prima guerra mondiale.
Non mi piace questa provocazione di Chavez e non mi piace questo pensiero diffuso che si deba sempre guardare con ottimismo e fiducia tutto cio’ che ha a che fare con lo “sviluppo” accettando e rassegnandosi alle consegenze negative che qualche volta quello “sviluppo”… comporta.
Questo purtroppo è un mondo che ha finito per dipendere dal’energia a basso costo basata sul petrolio, il motore della prosperita’ e della crescita economica.
Bisogna anche ricordare che il petrolio è un combustibile fossile, questo significa che si è formato nel passato e di conseguenza esaurira’.
“Le persone preferiscono non sentir parlare delle limitazioni naturali che interferiscano con la loro fede nell’”UOMO PADRONE DEL SUO AMBIENTE” … Piaccia o no, viviamo in un ambiente naturale”.
Colin J. Campbell
Meglio, molto meglio che si cerchi di sviluppare al meglio fonti di energia alternative.
Ola
Vanessa