Domenica 11 novembre 2007, giorno di San Martino, 8 associazioni si sono riunite per formalizzare un patto di impegno comune nella salvaguardia della biodiversità e della agricoltura contadina.
La carta è stata firmata a Scandicci (FI), nel giorno di confine tra la vecchia annata agraria e la nuova, dall’ Associazione Rurale Italiana (ARI), l’Associazione per la Salvaguardia della Campagna Italiana (ASCI), Archeologia Arborea, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), Civiltà Contadina, il Consorzio della Quarantina, il Coordinamento Toscano Produttori Biologici (CTPB) e il Centro Internazionale Crocevia.
Nasce così la “Rete Semi Rurali”, punto di riferimento importante per il mondo dell’associazionismo agricolo italiano, per ricordare a tutti che la biodiversità agricola va conservata, valorizzata e sviluppata nelle campagne dagli agricoltori, prima di tutto, facendola una buona volta uscire dalle banche genetiche dei centri di ricerca.
Scopo della RSR sarà sostenere, facilitare e promuovere il contatto, il dialogo, lo scambio e la condivisione di informazioni e iniziative tra coloro che difendono i valori della biodiversità e dell’agricoltura contadina e si oppongono a ciò che genera erosione e perdita della diversità, all’agricoltura mineraria basata sulla monocoltura intensiva e/o sulle colture geneticamente modificate.
Il recupero delle varietà tradizionali e contadine deve diventare un’attività produttiva, incentivando la commercializzazione e il consumo locale delle varietà più interessanti dal punto di vista alimentare, gastronomico e economico evitando di cadere nel clamore superficiale ed erosivo generato dal marketing della tipicità.
La rete promuoverà inoltre:
- il sostegno al recupero, coltivazione, allevamento, conservazione, scambio, sviluppo e diffusione di varietà e razze tradizionali e contadine di interesse agricolo;
- la promozione dell’innovazione rurale, anche attraverso la ricerca partecipativa, e lo scambio di conoscenze e saperi tra agricoltori;
- la valorizzazione della cultura rurale, dell’agricoltura contadina, dei saperi popolari, delle pratiche locali, delle titolarità collettive, dei luoghi comunitari, degli usi tramandati e delle consuetudini condivise.
Per far questo è importante aver chiaro a quale modello agricolo la Rete si rivolge e a quali sono gli agricoltori di riferimento.
Parlare di sementi adatte al territorio, vuol dire, infatti, parlare di agricoltura contadina e familiare, realizzata spesso in quelle zone marginali, come, ad esempio, le tante montagne e colline che compongono l’ossatura del nostro paese o economicamente marginalizzata dal modello agroindustriale.
In questo humus culturale vuole lavorare la Rete, diventando un tessuto connettivo di supporto e sostegno delle diverse realtà locali e nazionali già da tempo attive.
Fonte: Civiltà contadina
Novembre 30th, 2007 at 09:11
Par fortuna che l’è la rete dei semi rurali.
Parchè quela dei semi çitadini l’è zà piena.
Basta nar in giunta.
M