Marogne
0vvero come coniugare conservazione e sviluppo del territorio
Chi va per le colline e la montagna Veronese, è talmente abituato a guardare distrattamente quei muri di contenimento e terrazzamenti (molti dei quali semi distrutti), che non si pone quasi più la domanda se siano serviti a cosa e se possano servire ancora.
A questa domanda possiamo e sappiamo dare una risposta affermativa. Che siano serviti è ovvio, visto che da tempi immemori hanno egregiamente svolto il compito per il quale sono stati eretti. La domanda è: possono servire ancora? E se si, come devono essere recuperati, ricostruiti, difesi?
Per giustificare quel ”ovvio” che ho appena usato mi basta dire che il muretto a secco, nelle sue più diverse forme e dimensioni, è diffuso in tutto il mondo.
Creato per meglio utilizzare il territorio a disposizione (terrazzamento) e come barriera di rallentamento (ma non d’impedimento) al defluire delle acque piovane, ha permesso l’instaurarsi di colture in zone altrimenti difficili.
Il modulare (il distribuire omogeneamente) l’acqua lungo il pendio ha due effetti benefici, che i nostri contadini conoscono bene. Impedire che il rapido scorrere dell’acqua dilavi il suolo, con il conseguente aumento del pericolo di smottamenti.
Indurre una maggiore permanenza dell’acqua sul terreno, con migliore resa per le colture.
Prima di illustrare l’altro benefico effetto del muro a secco, che interessa più da vicino il nostro intervento, voglio deprecare quegli interventi dove le pietre che compongono il muretto sono tenute insieme con cemento.
Tali muretti, a umido, oltre a presentare aspetti discutibili sul piano estetico e statico/funzionale, impediscono di fatto il passaggio dell’acqua e condizionano in negativo quel processo di cui si diceva.
L’altra peculiarità del muro a secco è il materiale con cui è costruito: il sasso. Questo materiale ha una forte economicità in quanto è raccolto e impiegato in loco e ha un potere di accumulo del calore non indifferente.
Questa ultima prerogativa fa che il muro a secco raccolga calore e lo diffonda poi alle radici delle piante ad esso contigue. Effetto che si traduce in un beneficio alla crescita di quelle piante, che altrimenti mal tollerano il clima invernale alla nostra latitudine.
Questo sapere si potrà tradurre in una sorta di qualità e di un marchio per la produzione di
“vino di marogna”avendo motivi di: tipicità, economicità, resa, tutela del suolo. Questo dotrà essere il vero processo che dà valore ai prodotti, tutelando e preservando contemporaneamente i siti di produzione e incrementando gli scambi di conoscenze tra gli associati.
A tal proposito si potrebbe studiare una tipologia di muri a secco adatti allo scopo. Questo, non altro, è ciò che si intende per Ecologia!
L’associazione ..Ergo.. ha ricostruito muretti a secco in : Valpolicella; Avesa; Campo; Brenzone.
Sergio 26-02-2008
loretta @ Aprile 21, 2008